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Roma-Berlino-Poznan-Berlino-Roma

#3 Berlino

Berlino. L’allegra esposizione universale permanente della contemporaneità.
Che però va in bicicletta.
Che non se la tira più di tanto. Gli autobus non sono fantascientifici e così la metro. Vive serenamente la sua diversità.
Esiste. Non è come Parigi o Londra. Città monumentali che hanno saputo accogliere la contemporaneità in modo magnifico. E’ essa stessa la contemporaneità, è una lancetta in movimento. Ed è allegra, anche dimessa, qua e là, pulita da fare spavento.

Una cosa strana: è una città senza dissenso.
Punks e writers sono talmente assimilati da non essere neppure notati.
Neri, romeni, marocchini, persino turchi: non ne ho visto uno. Ora, siccome è impossibile che non ce ne siano, mi chiedo: impediscono loro di entrare in centro? di salire sulla metro? E gli ubriachi? e i mendicanti? Li hanno deportati nelle campagne? E chi? Berlino è una città senza poliziotti, senza soldati, senza auto blu, senza vigili urbani, senza “controllo”.
Almeno, io non ne ho visti (salvo davanti le ambasciate della Gran Bretagna e degli USA).
Una città allegra, disincantata, non troppo cara, dai marciapiedi bellissimi (confrontati a quelli di Roma, orrendi), dal traffico tranquillo.

Potsdamer Platz. Il Sony Center è acciaio e calore umano, è allegria, bambini, geometrie, colori, futuro, cinema, storia, benessere (in senso letterale). E’ una enclave tecnologica all’interno della piazza. I palazzi tutto intorno ne sono le pareti ed è sormontato da un cupola di teli e tiranti in stile così Renzo Piano che ero sicuro che fosse di Renzo Piano (che invece ha progettato uno dei tre grattacieli e, come è noto, ha partecipato alla sistemazione urbanistica dell’intera area.

Il Sony Center  è invece opera di Helmut Jahn   architetto che, lo dico per non spaventare coloro che sono convinti che il ruolo storico dell’Italia sia di preservare e non inventare il nostro tempo, non ha alcun progetto in vista nel nostro paese.

Il “passage” del Quartier 206 è, al contrario, così sofisticato, nel suo mix di Art déco, Età del Jazz e surmodernità un tantino destabilizzante, ma anche sorprendente, caldo e raffinato come un film di Fred Astaire (nel quale non potremmo essere altro che comparse).

A sera passo davanti al palazzo dove dal 1932 al 1933 Robert Musil abitò e scrisse L’uomo senza qualità. Piove, mi sento zuppo e stanco, guardo la targa come se avessi incontrato un vecchio amico che mi offre riparo.

Mi faccio un sacco di domande sulla riunificazione, sulla memoria e la relativa damnatio, sui berlinesi che si sono trovati all’improvviso una città raddoppiata, ma non ho risposte e nessuno me ne può dare. Mi chido cosa pensi un berlinese-est vedendo me e tutti gli altri fotografare il Checkpoint Charlie, e i brandelli di muro e mi chiedo quanti siano i berlinesi che ricordano com’era Berlino prima del muro e che in fondo il muro è stato su "solo" 28 anni, e che ne sono già passati 16 senza, e che la storia soffre comunque di un’aritmia cardiaca, per cui le ere non si calcolano con l’orologio ma con i sentimenti, la rabbia, l’assuefazione, insomma, un po’ come si misurano le giornate.

Poi ho preso l’aereo. Un ragazzo legge Grisham, la singora accanto Margaret Drabble, quello dall’altra parte del corridoio, John Fante e si lamenta che non ha proprio voglia di "scrivere quel libro", e chiede alla fidanzata come "deve fa’".

Entriamo in un tratto di turbolenze, sono tutti un po’ nervosi. Tranne me, concentrato sul mio Elmore Leonard e sul tentativo (a quanto pare riuscito) di mandare a mente il nome di Margaret Drabble, per poterlo mettere in questo post. A Roma piove.

[altre foto di Berlino qui]

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Categorie:testi
  1. 5 ottobre 2005 alle 12:48

    Sapere che Jahn non sta progettando nulla per l’Italia è assai confortante. Purtroppo tra poco sembra che verrà inaugurato il progetto di Richard Meier per l’Ara Pacis.

    http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=7696

    La cosa è ancor più grave se si pensa che le varie Sovrintendenze erano riuscite a far sì che per cinquant’anni nessuno costruisse nulla di nuovo in centro storico e che il progetto di Meier, invece, in qualche inspiegabile modo è riuscito a passare.

  2. bsq
    5 ottobre 2005 alle 13:11

    Eccoti! Puntuale al richiamo come un autobus tedesco!
    E’ sempre un piacere, (comunque).

  3. 5 ottobre 2005 alle 13:22

    Che sia un piacere, ci mancherebbe altro: se mi conoscessi meglio sapresti che per me le discussioni da blog sono come le discussioni da bar: non si litiga mai sul serio, al massimo si cazzeggia pesantemente 😉

  4. 8 ottobre 2005 alle 15:18

    la modernità di Berlino è lo spazio concesso all’architettura. Re-inventarsi un luna park come Posdammer platz non è cosa da pochi. Chiaro che poi, la capitale del potere politico, con relative splendide annessioni di quanto di buono fatto ad est, viva proprio di questo mix, tra simboli che si inseguono, si sfanculano, ma miracolosamente tenuti insieme proprio dalla storia, dalla volontà degli uomini di valorizzarli. Proprio come accade da noi. 🙂

  5. bsq
    16 ottobre 2007 alle 09:22

    Esterofilo, lo so[..] Dopo due anni rieccomi a Berlino. Pensavo questo, un paio di settimane fa, a Stoccolma: viaggiare per posti esotici è emozionante e formativo, bellissimo e gratificante. Ma. Scoprire ciò che ci è prossimo, il nostro simile, il no [..]

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