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Roma-Berlino-Poznan-Berlino-Roma

#2

Bene, la presentazione è andata. Usare Windows in polacco fa capire l’utilità delle icone: però sembra di cliccare camminando sulle uova.
Hanno riso quando dovevano ridere. Tutti hanno avuto parole di stima sincera. Persino questi primi della classe dell’Ohio. Piazzato subito l’articolo per la più prestigiosa rivista italiana del settore.
Sono persino sopravvissuto alla colazione continentale (uova strapazzate e pancetta, wurstel, salame, formaggio e molto altro ancora…); sono sopravvissuto anche alla cena nella dacia, poco fuori città (carne di maiale, vino californiano, brodo di funghi, discreto).
Credo persino di poter sopravvivere alla lingua inglese, che non sopporto.
Non so voi, io credo (da questo preciso momento, prima non ci avevo mai pensato) all’elettromagnetismo nei contatti interpersonali.
Mi spiego. Quando due esseri umani si avvicinano l’uno all’altro, e cominciano a condividere la loro fuggevole esperienza fatta di suoni, sguardi, promesse, risate allora intorno a loro si instaura un campo elettromagnetico che una macchina adeguatamente tarata saprebbe misurare.
Si tratta delfamoso contatto umano.
Bene, tutto questo è impossibile che si verifichi qui, in queste occasioni internazionali, e la colpa è della lingua inglese. Questo inglese esperantico, grezzo, incolto, senza sfumature, rimasticato, sciolto, confuso, scolastico non può per sua natura legare le persone, anzi le separa, le rende neutre le une alle altre, le sterilizza, permettendo loro di trasmettere concetti poveri, essenziali, un sapere fatto di pensieri privati del pensiero del sapere.

Sul pulman, di ritorno dalla cena sociale, le voci un po’ alticce formavano un tessuto di parole incomprensibili, un reticolo di aneddoti, curiosità, esperienze di lavoro che si mescolavano in un unico, effimero Discorso senza futuro, costruito da facce, corde vocali, gesti, e sguardi persi nella notte, fuori dal finestrino rigato di pioggia.

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Categorie:testi
  1. utente anonimo
    4 ottobre 2005 alle 09:46

    Non sono d’accordo, la lingua inglese poverina non ha alcuna colpa. La sensazione di trasmettere concetti poveri ed essenziali io ce l’ho quando sono costretta a parlare in francese (ergo, in francia, dove non parlano altro). Perche’ io il francese non lo so parlare, e’ solo per quello. Col mio inglese ho stretto contatti umani ricchi ovunque nel mondo. Perche’ lo so parlare. Le colpe stanno nel *mio* francese, e nel *tuo* inglese. Nelle nostre ignoranze, insomma 🙂 .. ciao, L.
    P.S. piaciuta berlino?

  2. bsq
    4 ottobre 2005 alle 12:47

    D’accordissimo! Solo che mi sono reso conto che circa l’80% dei convenuti “padroneggiava” l’inglese come me (chi meglio chi peggio, ovvio: ma anche i meglio non si distinguevano per ricercatezza, ma solo per fluidità a un livello elementare – infatti io capivo tutto qello che dicevano).
    Berlino…. stupenda (seguirà post)
    ciao

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