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Fatti di coppie

La butto lì. Non ho ancora le idee molto chiare e sono pronto a cambiarle in fretta, se qualcuno mi convince.

Domanda: perché gli accoppiati di fatto non si sposano? (civilmente, s’intende).
Non lo saprei dire. Ne conosco. Un tempo pensavo che addirittura le copie di fatto di mia conoscenza fossero più stabili di quelle "doc". Un esempio. Ma hanno prontamente provveduto a smentirmi. Sono uguali a noi.

Dunque, perché non si sposano? Cosa li porta a preferire lottare per i loro diritti, piuttosto che suggellare la loro unione con una carta amministrativa che li mette al riparo da qualsiasi problema?
Non vogliono legalizzare il loro rapporto? (allora perché questa ricerca di tutele?). Vogliono mantenersi liberi, aperti… (l’obiezione è la stessa). Veramente non lo so.
Insomma, non vogliono. Punto.

Il vero problema, secondo me, sono invece proprio le coppie gay. Quelle che si vogliono sposare. Ma non possono. E, sembra, non potranno mai.
Queste sì che hanno bisogno di tutele e di avere garantiti i diritti.
Invece è tutto un affrettarsi a dire: sì, certo io sono per i PACS, ma non per il matrimonio gay, s’intende.
Posizioni strumentali, politiche, elettorali. Che coprono il tabù con un macigno.

Quello della famiglia di fatto è, mi pare di vedere, un falso problema. Perché una soluzione, comunque, c’è.
Quello del matromonio gay è il vero problema. Perché la soluzione non c’è.
Per cui non mi sento di lottare per i PACS. A meno che essi non siano l’unica possiblità per tutelare chi davvero è, al momento, ontologicamente privo di diritti.
E non mi scandalizza Ruini che prende le difese della famiglia (e implicitamente del matrimonio civile, non so se si è notato!).
E’ giusto, oltre che costituzionalmente corretto, prendere le difese della famiglia.
Di tutte le famiglie possibili (che non so se sia costituzionalmente  corretto, ma umanamente corretto sì).

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  1. 20 settembre 2005 alle 12:03

    solo per risollevare lo spirito:
    hai notato che l’articolo 29 della costituzione, improvvidamente citato da ruini, non parla di “uomini e donne” ma di famiglia come “società naturale”? Secondo te, che tra gli homosapiens esistano i gay è “naturale”? Difficile distinguere il naturale dal culturale nell’uomo, ma parrebbe che ci siano sempre stati. Se naturale è inteso nel senso di “è naturale che ci siano”, ecco pronta la traduzione: la costituzione tutela le famiglie fondate sul matrimonio, senza riguardo al sesso
    😉

    (e l’art. 30 sembra addirittura prevedere l’adozione da parte di coniugi gay…)

  2. bsq
    20 settembre 2005 alle 12:23

    Io sono più che convinto che i gay abbiano le porte spalancate al diritto naturale. E’ un dato di fatto (il che non significa, per me, automatica apertura, ad esempio, al diritto alla genitorialità, ma per questo soccorre appunto, la “cultura”: ma a questo proposito ho le idee sì chiare, ma confuse, cioè chiare ma con la certezza di non aver fatto un adeguato discernimento)
    ciao

  3. 21 settembre 2005 alle 00:01

    b.georg dice bene: “La costituzione tutela le famiglie fondate sul matrimonio, senza riguardo al sesso”.
    L’unica cosa da notare, però, è che se la Famiglia può essere intesa come una “società naturale” (indipendentemente dal sesso), per il MATRIMONIO il discorso è ben diverso: il MATRIMONIO rappresenta l’unione di un uomo e una donna.
    LA FAMIGLIA (FORSE) NON FA DISTINZIONI DI SESSO. Ma il matrimonio sì.IL MATRIMONIO FA DISTINZIONI DI SESSO.
    Quindi la “traduzione” fatta da b.gerog (alla luce di questa nuova riflessione)assume un valore diverso:
    “La costituzione tutela le famiglie fondate sul matrimonio e cioè quelle famiglie che (proprio perché fondate sul matrimonio) sono composte da UOMO + DONNA”.

    Buona Vita.

  4. bsq
    21 settembre 2005 alle 08:16

    La Costituzione parla di Matrimonio senza definirlo, rimandando alla legge (immagino al codice civile). Ora non ho tempo: il codice civile esplicita che il matrimonio sia fra uomini e donne? Ci sarebbe questo lungo articolo di Grillini, ma ora proprio non ho tempo di leggerlo.
    (lo so che per molti potrà sembrare una ovvietà, ma evidentemente così non è)

  5. bsq
    21 settembre 2005 alle 08:16

    La Costituzione parla di Matrimonio senza definirlo, rimandando alla legge (immagino al codice civile). Ora non ho tempo: il codice civile esplicita che il matrimonio sia fra uomini e donne? Ci sarebbe questo lungo articolo di Grillini, ma ora proprio non ho tempo di leggerlo.
    (lo so che per molti potrà sembrare una ovvietà, ma evidentemente così non è)

  6. 21 settembre 2005 alle 12:00

    nevio, mi sa che confondi il sarcasmo con le argomentazioni

    comunque concordo: l’importante è rispettare le etimologie. se poi ci va di mezzo qualche vivente, amen.

    🙂

    ps
    matrimonio da mater, per quelli che hanno fatto l’istituto tecnico. Il che vuol dire che, siccome l’infedeltà non è per la chiesa motivo di annullamento del matrimonio, un’unione di due lesbiche una delle quali abbia un figlio da un terzo esterno configura un matrimonio etimologicamente perfetto :))
    Del resto non ha detto qualcuno “la lettera uccide, solo lo spirito vivifica”?

  7. 21 settembre 2005 alle 12:07

    Il codice civile parla di matrimonio usando i termini “marito” e “moglie”: sarà una ovvietà, ma è evidente -senza ombra di dubbio alcuno- che si riferisce a un uomo e a una donna.

  8. utente anonimo
    21 settembre 2005 alle 14:58

    a proposito delle coppie di fatto eterosessuali anche li’ c’e’ da lavorare. Non ho capito dal tuo post se la tua posizione e’: “non hanno voluto sposarsi, ora perche’ reclamano diritti?”. Io credo che lo facciano perche’ al momento vengono discriminati con alcune assurde limitazioni. Ad esempio, se io decidessi di convivere con qualcuno (e francamente penso sarebbero fatti miei i motivi che mi portano alla convivenza invece che al matrimonio), io troverei ALLUCINANTE che il mio compagno non potesse, ad esempio, darmi assistenza in caso di ricovero ospedaliero, come mi risulta sia adesso. E’ solo un esempio. Da qualche parte si deve lavorare. O definendo i diritti delle coppie di fatto, o rimuovendo le limitazioni. Attualmente le coppie di fatto sono disconosciute dal diritto, e a me pare antistorico.
    ciao, L.

  9. bsq
    21 settembre 2005 alle 16:50

    Ho premesso che non ho una posizione formata e difendibile fino alla morte.
    Naturalmente ci sono un sacco di casi in cui occorre estendere i diritti di tutela alle CdF. Di sicuro so che la situazione delle coppie omosessuali è molto piu’ complicata, tanto più che spesso se fosse per loro si sposerebbero subito, il che rende ancora più paradossale la loro situazione, mi pare.
    Questo volevo sottolineare: come alla fine si trovino in una posizione di assoluto isolamento istituzionale.

    Da un punto di vista costituzionale non si possono fare discriminazioni, e questo è un fatto. Parlando per teorizzazioni generiche dico che se la coppia di fatto è stabile, duratura, convivente sotto lo stesso tetto eccetera ritengo che abbia almeno la possibilità di regolarizzare la propria posizione con i mezzi che già ora esistono, se costretta a farlo (anche se non discuto la scelta di fondo: sono affari loro; solo eccepisco che, ripeto, se fossero costretti da qualche necessità, una via di uscita ce l’avrebbero).
    Tu dici: e se proprio non puo’? (lui/lei in attesa di divorzio: ecco, questa è una bella obiezione, che ha fatto anche il riformista stamattina – vedi post seguente). In questi casi penso che si debba, si possa – nel caso che facevi tu – modificare qualcosa, subito, a livello di regolamenti delle varie disposizione sulla privacy (perché di questo paradossalmente si tratta, almeno credo: tu sei un estraneo e non ti permetto di ficcare il naso nella vita e nella morte di nessuno)
    ciao,
    e.

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