I libri non sono un pacco di biscotti del Mulino Bianco  [ #5 ]

La narrativa, si sa, è compagna di strada di molte persone. Può diventare – quando diviene malattia – la stampella di vite impoverite e depresse dall’insuccesso, infervorate, fin troppo, dall’invidia, dalla gelosia (giacché molto spesso il lettore che si pone il Problema della Letteratura è uno scrittore mancato, fallito, incompreso ecc.).
La narrativa illude e delude, rianima, è morta, è in crisi, comunque desiderata, messa sotto il tiro di aspettative sempre vive. Tutti hanno una cosa da dire sulla letteratura.

Tutto ciò è inevitabile. Non si può fare a meno della chiacchiera sulla letteratura.
Anche perché, almeno in Italia, la critica ha lasciato un vuoto enorme, che in qualche misura molti cercano di colmare.
Quale tipo di critica letteraria è scomparsa? La critica di indirizzo medio (la "recensione") o la critica di avanguardia, "militante"?
A me pare che siano morte entrambe. Certo, soprattutto la seconda (le recensioni sopravvivono dentro Tuttolibri, ne la Talpa del Manifesto; certo, ci sono le riviste specializzate: ma sinceramente, quante sono? chi le legge? chi ci scrive? che peso specifico hanno?).
Mi piacerebbe che la critica giocasse quantomeno ad armi pari con la letteratura. Che cioè accettasse di giocare il gioco della contemporaneità, la sfida dell’esistente.
Invece, a causa della sua latitanza, viene tutto accumulato senza alcun criterio in un enorme magazzino buio, inaccessibile, dove tutta la letteratura viene lasciata in modo confuso e lì dimenticata.
Nel Grande Magazzino Buio tutto è uguale.
Come nei lunghi tristi scaffali delle nuove librerie Feltrinelli, dove il rigido, militaresco – o scolastico – ordine alfabetico, ridicolizza ogni tentativo di politica culturale di un editore, ogni tentativo di differenziarsi, di proporsi con un linguaggio e caratteristiche proprie.

In questo deserto non possono nascere nuovi modelli. La letteratura troppo spesso non è in grado di dare risposte, perché non ci sono domande; né di porre domande, perché non c’è nessuno là fuori che sia disposto ad ascoltare in modo consapevole, attento.
Esiste solo un canale diretto: autore – editore – distributore – libraio – lettore. Come la fontana monumentale di un giardino all’italiana, l’acqua della  creazione fantastica parte dalla sorgente e arriva sul fondo senza incontrare altri ostacoli, se non quelli artificiosamente precostituiti (in questo caso dal Mercato). Non c’è più alcuna possibilità di dialogo che non sia pre-ordinato.

Io credo che la qualità della letteratura italiana sia modesta, sì, ma non tutta uguale. Solo che viene lasciata vivere abbandonata a sé stessa, nella impossibilità di generare virtuosi canali di emulazione, o semplicemente di discussione, su terreni nuovi.
La “popolarità critica” di determinati libri non avrebbe forse promosso altri tentativi, diversi, simili, comunque generosamente aperti alla novità espressiva e attenta alla vita che viviamo?
Il Grande Magazzino Buio nel quale mi sembra che troppi libri vengano gettati con sufficienza impedisce la crescita di un movimento conseguente.

La risposta a questi interrogativi è molto facile. Ciò avviene per il semplice motivo che quasi nessuno può parlare, per dire, di Pausa caffè, come di molti altri libri – anche di Scarpa, di Covacich, di Lagioia, di chi volete – perché non esistono Luoghi Critici Qualificati dove tutto questo possa avvenire (se seguite il link di Pausa caffè trovate le recensioni che ha ricevuto, questo romanzo certamente "difficile" e secondo me non risolto pienamente, ma di sicuro importante, e che ha suscitato almeno curiosità: tra quelli segnalati c’è qualche testo critico che resterà? Pausa caffè è un libro che non merita un testo critico che resti?)

Manca chi questi luoghi possa inventarli, riempirli. Le università! Le università non producono più assolutamente niente di interessante; i critici militanti si sono rintanati da qualche parte, all’ombra delle rispettive ideologie, ma sempre – parrebbe – a fare i conti con il maledetto Moloch del Mercato.
Ma non serve, ora, contarli, contarsi. La domanda resta elusa: posto che qualche volenteroso vi sia (ci mancherebbe): sembra a qualcuno dei miei valorosi lettori che in Italia, salvo le polemiche para-sociologiche e/o generazionali esista la benché minima possibilità di assistere ad un dibattito fecondo che abbia come oggetto la letteratura? Un dibattito di cui sarà possibile riferire nelle storie della letteratura italiana scritta fra cinquant’anni? (pari a quello che per qualche anima bella infestò gli anni sessanta: Gruppo 63 e seguenti).

Per molti libri la catena cui ho fatto cenno prima, è necessaria e sufficiente.
Per altri libri l’anello mancante, l’anello della critica, è decisivo, e la sua mancanza costituisce un grave deficit per la letteratura nel suo insieme.

Continua……….

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