I libri non sono un pacco di biscotti del Mulino Bianco  [ #3 ]

Ieri sera siamo andati a vedere le stelle cadenti al baglio di Sant’Elia, di proprietà della famiglia G., parenti di mia moglie. Siamo arrivati al tramonto, la campagna verso Salemi ingrigiva avvolta nel vapore stratificato sotto le folate sempre meno intense dello scirocco. Il baglio, diroccato per gran parte, lontano chilometri da qualsiasi immaginabile fonte di rumore, o di luce elettrica, o di inimmaginabili presenze umane, custodisce il fascino della campagna così com’è: una rovinosa integrità, indifferente, per fortuna, alla messa in scena folkloristica dell’agriturismo a buon mercato.

Mangiato benissimo, stelle cadenti avvistate: nessuna.
Dove eravamo rimasti?

La critica, ma non solo, dal momento che in questo ultimo anno gli interventi di deplorazione sullo stato della letteratura sono venuti da esponenti dell’ancien régime variamente connotato: Luperini, Consolo, Guglielmi, per i quali Scurati rispolvera la categoria della sopravvivenza, di canettiana memoria. “Chi diagnostica la fine gode di una crescita di autorevolezza, come chi parla essendo appena scampato ad un disastro. Per Canetti l’autentica esperienza del potere risiede nel constatare, nella posizione ancora eretta del vivente, la morte altrui. Ma questa è esattamente la postura del critico che diagnostica la fine della letteratura”. Pura illusione, ci consola (è il caso di dire) Scurati: “credo che non sussistano grossi dubbi riguardo alla morte della critica”, afferma, ricordando il libro di Mario Lavagetto L’eutanasia della critica.
“A essere morta”, ribadisce Cortellessa, “non è la critica, bensì la condizione della critica: la sua funzione storica e sociale, cioè di discriminare nell’immane flusso di testi.” (prima si scriveva meno, sembra voler dire, per il critico era tutto più facile. Era tutto più facile in generale. Scrivere libri, anche capolavori difficili che si sapeva avrebbero venduto duemila copie).
I mediatori (intesi stavolta come scrittori-editor, coloro che influenzavano con il loro giudizio critico le scelte editoriali) non esercitano più un filtro culturale degno dei predecessori (Calvino, Sereni…). Tutt’al più garantiscono per un livello minimo di decenza, ricorda ancora Cortellessa, sono funzionali ad un generico richiamo alla coscienza, ma il sistema editoriale seleziona “determinati testi sulla base di una leggibilità media del tutto immaginaria”.
“Ma c’è più responsabilità nella critica, dal momento che non ci sono più i Calvino e i Sereni a guardia della porta”, prova a illudersi, con beata ingenuità Nicola Lagioia (è giovane).
Ma l’onnipresente Cortellessa gli ricorda il caso Pica Ciamarra, e con questo lo mette a tacere. Pica Ciamarra, dice Cortellessa, è un signor scrittore, lui è pronto a giurarlo, lo ha recensito per ben due volte, in giornali diversi, ma “la verità è che non frega niente a nessuno! […] Non se ne accorge nessuno!” (Né i critici, né il pubblico: il suo libro, la sua opera prima cade nel Silenzio assoluto. Era proprio da qui che siamo partiti).

Ma il fatto che si pubblichi così tanto, che il passaggio della scrittura di un romanzo sia necessario, si domanda Scarpa, “non è un sintomo che la letteratura è un luogo sociale non marginale, non accessorio, non decorativo? Come mai questo supposto cadavere è così appassionatamente desiderato?” (qui ritorna in ballo la sociologia necessaria dico io: si prescinde dal valore: gli esempi che fa Scarpa sono chiaramente esempi di letteratura bassa: romanzi di rockstar, giornalisti, filosofi…)
La fai facile, bello, gli replica prontamente Cortellessa: “Nel momento in cui l’accesso alla letteratura si democratizza, aumenta enormemente la quantità degli oggetti ma cade sin quasi a zero la capacità di ciascuno di essi di colpirci” (la teoria del fachiro: tanti spilli non pungono quanto uno spillo).
La discussione va ancora avanti per un po’, il tempo di consentire a Scarpa di ricordare l’importanza dell’esperienza della comunità (Nazione Indiana naturalmente), e a qualcuno di stigmatizzare la patetica uscita del management di Minimum fax a proposito dello Strega (Lagioia si dissocia, ma dice che alla fine i contenuti non sono stati toccati, e no! lo bacchetta Scarpa, non potete cadermi sullo Strega, è un chiaro segno dei tempi: “non ci si può sottrarre a certe logiche!”, e Scurati: mi dispiace ma “la comunicazione di un prodotto ne determina le caratteristiche. Indipendentemente dai bei libri che possiate o meno aver fatto, questa legge di mercato intacca in maniera determinante la vostra linea editoriale”. Lagioia non è affatto d’accordo).
Vengono dette altre cose interessanti, ma il succo finale è che malgrado alcuni (Lagioia e Scarpa) abbiano provato a sostenere che si tratta in fondo di una fase congiunturale, la situazione è veramente buia. Le leggi di mercato non sono aggirabili. Persino i blog e i collettivi di scrittura alla Wu Ming sopravvivono in quanto nicchie di mercato, sostiene Scurati e la critica si è scelta un ruolo di marketing all’americana (o all’amatriciana): è ovviamente il caso di D’Orrico.
Nessuno replica (qui Scurati toppa alla grande: che  I Miserabili, Nazione Indiana, Vibrisse, Lello Voce, Lipperini, Azioneparallela, Uffenwanken, Licenziamento del poeta,  eccetera siano nicchie forse è vero, di mercato mi pare un po’ azzardato).
All’interno di un quadro sostanzialmente condiviso e molto pessimista, resta, a giudizio dei curatori, l’energia dell’individuo, dello scrittore.

Ora si parte. Tre giorni fra Piazza Armerina e dintorni di Catania, con annessa, spero, gita in barca. Quello che penso io della faccenda lo ruminerò e lo pubblicherò al mio ritorno.

Continua……..

 

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  1. 17 agosto 2005 alle 09:57

    Serene vacanze!

  2. 26 agosto 2005 alle 17:54

    Veramente felice di essermi imbattuta in questo post!
    Condivido le tue opinioni circa la morte del critico (ma del resto, dopo la rive gauche, era una morte annunciata) che affiorano con discrezione qua e là tra le “pompose” esibizioni degli “addetti ai lavori”.
    Chi ci restituirà il piacere di leggere una bella recensione e correre in libreria a concretizzare questo piacere?

  3. bsq
    27 agosto 2005 alle 22:25

    ciao, Elis. Benvenuta. Tornare a casa e trovare gente nuova nel tuo bar fa bene.
    Ezio

  4. 28 agosto 2005 alle 10:31

    Un bentornato a te, Ezio, e anche agli altri passeggeri della station wagon. mauro

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