Vi manca il campionato, vero?

Ci penso io. Eccovi serviti un po’ di pensieri sparsi sul tema, affascinante come pochi, lo so: il calcio, una passione.

 
I due più forti giocatori che abbia avuto la squadra di calcio della A.S. Roma sono senza dubbio Paulo Roberto Falcao, brasiliano del sud, e Francesco Totti, romano.
I due hanno, fra mille differenze, una cosa che li accomuna: sono due piccolo borghesi. Sbagliano i non romani a ritenere Totti un “romano verace”. Totti è di Porta Metronia. Zona popolare di risulta. Popolare come tutto a Roma lo è, salvo i Parioli o Prati. O l’EUR. La sua famiglia è una famiglia piccolo borghese.
Anche Paulo Roberto Falcao è di famiglia modesta, ma non povera. Poi bastava guardarlo.
Anche altri giocatori, fra i più forti in assoluto, non erano, non sono per nulla borgatari, né popolareschi. Nessun campione romano della Roma ha mai incarnato lo spirito folkloristico di Roma. Né Bruno Conti (di Nettuno), né Agostino Di Bartolomei, né Giuseppe Giannini. Non dovete confondere il Q.I. con l’essere popolare. Carletto Magara Mazzone è popolare, e infatti anche a QI sta messo decisamente bene.

Chi è che a Roma gioca a pallone per diventare qualcuno?
Oggi c’è Daniele De Rossi, un figlio del popolo per modo di dire: suo padre è l’allenatore della squadra Primavera della Roma. Un borghese anche lui.
Il vero romano, lo zoro, il borazzo (bullo, in romanesco desueto), non ci prova neanche. Fa altre cose. Oppure non fa niente. Comunque ha soldi a sufficienza per permettersi di evitare di nutrire ingenue ambizioni. A lui gli abbastano i soldi per il fumo e lo stadio. Ma a faticare proprio non ci pensa.

In sudamerica le cose non stanno così.

Il calcio sudamericano è l’approdo, ancora, dei sogni di ragazzi di strada, salvati dal loro destino segnato.

Ho scoperto il calcio sudamericano attraverso le figurini Panini. Che di calcio sudamericano non si occupavano per niente, se non nell’ultima pagina dell’album, dopo la serie B, dov’era ospitata una specie di antologia del calcio mondiale in dosi omeopatiche.
Non sarò mai grato abbastanza alla Panini per questa sobrietà puramente allusiva, essenziale a scatenare la fantasia. La TV – ancora a uno stato primordiale – non se ne occupava: era davvero una cosa dell’altro mondo.
Penarol di Montevideo - clicca per entrare nel sitoIl Peñarol. Maglietta a strisce gialle e nere. Il Santos di Pelè, immacolato come bambine della prima comunione. Erano spiragli socchiusi su un mondo sconosciuto e inconoscibile. Ad essere rappresentata era la squadra vincitrice di qualche trofeo importante, come la Copa Libertadores o quella Intercontinentale.
Il calcio sudamericano era violento, eccessivo, bastardo. In tutti gli stadi volavano pietre all’indirizzo degli avversari, i campi avevano l’erba tagliata male e sempre stracolmi di coriandoli o, in tempi più recenti, di rotoli di carta igienica (che i giocatori scansano con assoluto disinteresse….

segue….

Annunci
Categorie:football
  1. 13 luglio 2005 alle 06:10

    Lasciatemi dire una cosa, antipatica, lo so, ma la devo dire. A proposito der “pupone”. Ho rivalutato il suo Q.I. (come lo chiami tu) all’indomani della splendida operazione dei libri sulle proprie barzellette. Imbeccato da chi non so, ha avuto il pregio di usare (a scopo benefico) la sconfinata antologia di boutades, degna forse, e oscurante l’altra per antonomasia, dedicata all’arma. Geniale, l’ho trovata e me l’ha riscattato come “uomo” parlo, non solo come giocatore. Quanto a quest’ultimo aspetto, basti, su tutte, l’espressione di un primo piano memorabile, in quel di San Siro, in occasione del ritorno di Coppa Italia l’anno scorso (2004) con il Milan. Dopo aver messo a segno due pappine da calcio piazzato da antologia, il lampo, la luce negli occhi con la quale, rabbiosamente, ha recuperato la palla dalla rete avversaria e tenendola sottobraccio ha praticato a livello olimpionico la distanza che lo separava dal centrocampo. “annamo, regà, potemo ancora farcela !!!” poteva essere la tranquilla didascalia di quell’espressione. Peccato che i restanti 10 cadaveri ambulanti sul tappeto verde non abbiano, poi, raccolto. Vinse il Milan, incredulo quanto scagazzante…(se la videro brutta…ammettiamola). Bene. Ciò che l’ha definitivamente consacrato nell’olimpo della mediocrità, infrangendo anni di sapiente ricostruzione personale d’immagine, è stato lo sputo agli europei all’indirizzo di un giocatore olandese, credo..o danese. Gli valse la squalifica (meritata) e ci ha restituito, intero, lo spessore, inconsistente, di un “poveraccio”. Peccato. Morale: puoi sposare le veline che vuoi, battere delle punizioni in modo magistrale, donare in beneficenza tutto quello che vuoi, ma un atto cosi, amico mio (e te lo dico da tifoso) danneggia ben oltre, restituendoci un uomo, le sue miserie, le sue debolezze.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: