On the road

on the roadAllora. I famosi lavori sulla Salerno-Reggio Calabria. Li ho voluti vedere di persona.
Beh. Ci sono molti lati positivi e non vedo la ragione di tutto questo disfattismo.
Intanto, punto primo, servono a diminuire sensibilmente i rischi di incidente. Andando pressoché sempre a 60 all’ora devi essere proprio Takuma Sato  per andare a sbattere contro qualcuno; due, servono a diminuire i consumi (per la ragione di prima, ho fatto quasi 15 al litro con la mia vecchia Citroen ZX Break 1.4); tre, spezzano la monotonia del viaggio e quattro infine danno da lavorare a tanta povera gente.

Qualche controindicazione c’è: ad esempio percorrere contromano tutte le gallerie impedisce di leggerne il nome e la lunghezza all’ingresso, uno dei rari svaghi di chi viaggi con un bambino nel sedile posteriore cui si voglia impedire di abbassare il finestrino, affacciarvisi per prendere il vento e rischiare contestualmente la morte per decapitazione.
La lunga marcia in una sola corsia impedisce altresì di fermarsi per mangiare un panino e fare la pipì, cosa che se viaggiate nelle condizioni di cui sopra può diventare un incubo.
Ma siccome io ieri ero solo in macchina, mi sono goduto lo spettacolo. Avevo la mia borsa-frigo piena di una bottiglia da un litro e mezzo di acqua, una da mezzo litro di Powerade al gusto cedro, quattro panini e il relativo, assortito companatico (mortadella, salame, una fettina di provola affumicata Zappalà, prosciutto crudo), una brioscina, tre susine, due succhini Santal alla pesca,  quattro pacchetti di craker salati in superficie, un pacchetto di gomme da masticare senza zucchero alla menta Daygum) un coltellino svizzero color argento,.

La safety car è entrata pressoché subito, quando ancora il profilo massiccio della Sicilia dipingeva il rettangolo trapezioidale dello specchietto retrovisore. Qui di operai al lavoro in verità non se ne vedevano molti, forse perché l’autorità giudiziaria deve aver sequestrato il cantiere (dicono perché controllato dalla ‘ndrangheta).

Proseguendo noto con piacere che si sta procedendo alla costruzione di nuovi, indispensabili cavalcavia. Che partono da un punto qualsiasi, boscoso, da una parte, e finiscono in un punto qualsiasi, altrettanto boscoso, dall’altra. Qualche volta affiancano vecchi cavalcavia in effetti un bel po’ malridotti. Altre volte ancora il cavalcavia è solo abbozzato. Se ne vede un troncone, o un pilone, che come il primo molare di un simpatico bebè svetta buffo e promettente, un po’ malandrino.
Anche qui, operai pochi, anzi, a dire il vero, nessuno. Forse per la pausa pranzo.

Improvvisa, alla mia destra la rigogliosa piana di Gioia Tauro. Deve trattarsi di uno dei luoghi più ricchi del pianeta, tanto è florida e lussureggiante la verde pianura, e come mi viene suggerito dal festoso scampanio della Fuga delle Variazioni e Fuga su un tema di Haendel op. 24 di Brahms.
Suggestione prontamente cancellata da una Stilo dei Carabinieri che mi sorpassa proprio in quel momento in un raro tratto a due corsie per senso di marcia.

Si prosegue allegramente così fino a  Castrovillari, e poi ancora a Cosenza, e ancora e ancora, alla piazzola di sosta dove mangio un paio dei miei panini e combino un appuntamento con un noto blogger, ammirando la consueta sporcizia di una qualsiasi piazzola di sosta italiana, e poi giù e su, fra brandelli di asfalto e strade fatte brillare con le mine, gallerie nuove di zecca, chicane sempre più sinuose, e panorami mozzafiato, come a Pizzo Calabro: i panorami mozzafiato meno turistici del mondo (et pour cause).

A una cinquantina di chilometri da Salerno un cartello recante i riferimenti burocratici della Legge obiettivo (la responsabile di questo capolavoro) ci avverte che qualora lo desiderassimo ci possiamo spostare sulla statale che corre quasi parallela, tanto il tempo di percorrenza è lo stesso (?). Non so perché nessuno dia retta al cartello rimanendo tutti fedelmente attaccati alla causa: qui abbiamo iniziato e qui dobbiamo finire. A qualsiasi costo.

Immettersi a sera sulla Napoli-Roma è come passare da un fetido Intercity ad un fiammante Eurostar.
Il sole del tramonto lungo d’estate sembra appiccicato al cielo con l’attack, le macchine sfrecciano a 150, 160 giustamente orgogliose della loro potenza, i camionisti si sorpassano lentamente, salutandosi con gesti pacati pieni di sottintesi.
Sull’altra corsia una fila interminabile rende il mio viaggio più lieve, addolcito da un vivificante, sadico spirito vendicativo che risarcisce di tutta la sofferenza…. Tocca a voi, ragazzi, mi spiace, io ho dato. Guardate, nemmeno mi sintonizzo su Isoradio 103.3 per sapere cosa sia successo (non mi sono accorto di nulla). Rimango su Tom Waits, Drunk on the moon, quando all’improvviso cambia il ritmo.
Poco prima dello svincolo per Roma Sud, che lascio sfilare alla mia sinistra scegliendo di entrare dal casello di Roma Est, due fari minacciosi cercano di bucare lo specchietto retrovisore esterno, ma non è il solito arrogante BMW, restano lì, a distanza, moderatamente interessati al sorpasso. Infatti è una Peugeot 706.
Stanco ma felice, alle nove e venti sono a casa. Ero partito alle sette e cinque da Mazara. Ho visto l’Italia.

(se volete saperne di più sui lavori della Salerno-Reggio, qui la puntata di Report sbobinata, sul sito di Rai Tre)

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Categorie:italia, testi
  1. 6 luglio 2005 alle 15:38

    bè, si dirà che l’Italia è il belpaese per qualche motivo. No?

  2. 6 luglio 2005 alle 17:37

    Ora tu il mio commento che col ‘noto blogger’ ti sei fermato in quel di baronissi prima di prendere a sera la Salerno Caserta, e poi la sfrecciante Caserta-Roma, te lo aspetti. Però è dovuto, per sottrarre almeno un’ora al tempo di percorrenza.

  3. bsq
    7 luglio 2005 alle 10:31

    ho voluto mantenere un profilo basso, per non attivare i soliti pettegolezzi…
    ciao

  4. 9 luglio 2005 alle 08:32

    sono stupefatto e ammirato di fronte ad un’impresa del genere.

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