Coincidenze

Siccome, non so perché, mi sento depresso, vi racconterò di quanto sia piccolo il mondo (signora mia).
Intanto io da anni sono sicuro che un uomo nella sua vita incontrerà un numero di persone, per quanto numeroso, limitato comunque ad un insieme, o a pochissimi insieme fra loro intersecanti.
Le coincidenze sono appunto l’avverarsi di un’ipotesi di lavoro e per questo mi piacciono. Uso una abusatissima metafora: come annerire lo spazio segnato da un puntino. Lo spazio è lì, prima o poi tocca a lui.

Coincidenze: una rete di eventi significanti privi di significato, che tuttavia costituiscono l’intelaiatura sottostante la dinamica complessa degli atti e dei pensieri quotidiani che stratificano, come sabbia, l’inapprezzabile risultato di vivere.
Cristallizzazioni autonome, la cui federazione rimane un mistero che non ci si deve dar peso di indagare. Belle da vedere.
Come i granelli di sabbia scivolano nell’infinitesimo, facendo perno  l’uno sull’altro, strisciando, solleticandosi mescolandosi ignari di sé, così le coincidenze tessono una rete casuale, iniziatica, oscura, inintellegibile ma viva, tragica, non drammatica, inutile ma dura come pietra lavica.

Per esempio. Uno dei miei primi lettori è stato, per ragioni ovvie a chi abbia letto L’uomo senza qualità, Massimo A., ovvero Azioneparallela.
Az.Par., ho scoperto ben presto essere collega di università (a Cassino) di un mio vecchio conoscente, non dirò amico, ma buon conoscente. Questi è molto amico di un paio di miei amici. Ed è proprio a casa di uno di loro che mi capita di incontrarlo, in un appartamento che si trova nello stesso pianerottolo di quello dove abita (o abitava, non so) un altro recente frequentatore di questo blog, T. Giartosio. Con il che si chiude un cerchio di questo piccolo insieme.

Insomma, la blogosfera sarà enorme, ma a me pare di non essermi mosso da via G., al quartiere Ostiense.
(nessuno degli amici qui menzionati a quelche so legge i blog e forse non sa neppure cosa essi siano).

[P.S. mentre andavo a pranzo mi è venuto in mente che nella redazione dello stesso noto programma radiofonico dove lavora Giartosio, figura anche una persona che ho conosciuto una trentina di anni fa, e di cui ero invaghito  (avevo 12 o 13 anni, una cosa così). La coincidenza sarebbe piuttosto labile (bisogna essere rigorosi con le coincidenze) se non fosse che un paio di anni fa mia moglie andò a casa a visitare la persona in questione, pur non essendo questa sua paziente (se non sbaglio lo era di un medico che lei stava in quei giorni sostituendo). Curiosamente quel giorno accompagnai mia moglie a fare la visita (cosa che non faccio praticamente mai), rimanendo giù al portone, è ovvio, e solo per questa circostanza seppi da chi fosse andata (non mi sono mai sognato di chiederle i nomi delle persone che va a visitare a casa). E’ chiaro che, per quanto debolmente, il suo filo è ancora annodato  ai miei.]

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Categorie:discorsi
  1. bsq
    16 giugno 2005 alle 22:57

    E’ buffo, perché anche Giartosio vive a Roma, nel quartiere Ostiense, in una via G.. Signora mia!

  2. 17 giugno 2005 alle 08:15

    Ehm. sì, è quello che avevo scritto!
    😉

  3. 17 giugno 2005 alle 12:56

    ah, ora ho capito. mi si erano intrecciati gli assoni per il troppo coincidere.

  4. 18 giugno 2005 alle 20:08

    Allora sentite questa: l’altro giorno ero a Roma a trovare una vecchia amica. Quest’amica però era in ritardo. Mentre aspetto lei chi vedo? Gasparri! Capite? La mia amica in ritardo e io incontro un ritardato. Magica Roma.

  5. Anonimo
    19 giugno 2005 alle 10:07

    Caro Ezio,
    ho conosciuto Tomm, il che consente di chiuedere il cerchio.
    Ma i cerchi si riaprono, e per questo non c’è da star depressi.
    Ciao

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