Dichiarazione di voto
(se la cosa puo’ essere di qualche interesse)

Cosa è giusto votare o non votare ai referendum affinché quello che penso e credo non nuoccia ai miei concittadini che non pensano e credono quello che penso e credo io?
Questa è la domanda che chiunque dovrebbe porsi andando a votare ad un referendum.
Cercherò di essere schematico:
Sono contro il divorzio e contro l’aborto, ma credo giusto che vi siano leggi che regolamentino l’uno e l’altro.
Ma mentre è impossibile impedire per legge alla gente di sfasciare famiglie (potrebbe capitare pure a me, ma essere “contro il divorzio” – espressione in sé bislacca – vuole dire vivere non considerando questa ipotesi praticabile alla pari di tutte le altre quando si crede che il matrimonio sia un sacramento), ed è purtroppo impossibile impedire ad una donna che lo voglia  di abortire (non parlo ovviamente di quelle che lo debbano fare per cause di forza maggiore); in questo caso la legge non corre né il rischio di essere aggirata nell’illegalità: né provoca una situazione di oggettivo scontro comportamentale all’interno della società. Non obbliga nessuno a mantenere vive famiglie morte e sepolte, e non induce, di fatto, nessuno a compiere atti illegali e schifosamente molto costosi.

Si dice che stimolerebbe il “turismo procreativo” a vantaggio di chi può permetterselo, ma questo è vero solo in parte, perché la legge non vuole abrogare la fecondazione assistita. Discute il metodo, non il merito. Chi era contrario alla legge sull’aborto e alla legge sul divorzio contestava invece il merito. Sono cose molto diverse.
E’ migliorabile, specialmente per ciò che concerne la diagnosi preimpianto, materia delicatissima e molto complicata. L’altra sera a Porta a Porta, quando ne hanno brevemente accennato Dallapiccola e Flamigni, non ho capito nemmeno una parola. Ho capito che correttivi sono possibili e me ne compiaccio.

Dunque, se la collettività non viene penalizzata troppo dalla mia propensione guidata dai miei convincimenti, sono libero di dire: NO, manteniamo la legge.

L’esortazione all’astensione: un’idea assurda. Sbagliata da tutti i punti di vista. Non ripeterò le cose che dicono tutti (fortunatamente anche molti cattolici e comunque persone che ho sempre stimato – anche ignorando che lo fossero, come Gustavo Zagrebelski).

Se oggi mi si chiedesse a bruciapelo: se tu vuoi che vinca il NO devi andare a votare o non andare? Io dovrei per forza dire: non andare. Oggi, alle attuali condizioni, non ho scelta. Andando a votare e barrando il NO otterrei calorose pacche sulle spalle da parte dei sostenitori del SI, che si complimenterebbero per la mia sportività masochista, ma non posso certo dire di aver in questo modo contribuito alla causa in cui credo.
La colpa non è mia. Se nessuno avesse parlato di astensione sin dall’inizio oggi non staremmo oggi a preoccuparsi del quorum.

Non c’è dubbio: se vincesse il non-voto, sarebbe una lacerante, bruttissima vittoria.
Anche se io continuo a credere che tutto ciò che sta a cuore ai sostenitori del SI è già tutelato, in  forme diverse, dalla legge attuale (migliorabile? naturale): io sono sicuro che il mantenimento della legge attuale non mette in gioco la vita di nessuno e che non è oscurantista.

A quorum raggiunto, questo è chiaro, vinceranno, o vincerebbero, i SI. Per la semplice ragione che la cultura che li sostiene è maggioritaria in Italia (o per dirla a rovescio: la cultura cattolica è chiaramente minoritaria).
Maggioritaria rispetto a cosa?
E’ maggioritaria e basta. Solo che, in un referendum diventa, di norma, maggioritaria rispetto a coloro che si esprimono. Maggioritaria cioè non tenendo conto degli indifferenti che non sono interessati al voto.
Ora, l’invito all’astensione chiede di fatto ai sostenitori del SI di essere non solo maggioranza relativa, ma maggioranza assoluta.
Ma è corretto chiedere al SI di essere maggioranza assoluta?
Qualcuno può dire che sì, la materia è troppo delicata, ed è quindi giusto che se vogliono prevalere devono dimostrare di essere tale; qualcuno dice che è una bassa tattica, sporca e forse anche incostituzionale.
Ma d’altra parte se i padri costituzionali hanno ritenuto che un referendum possa concludersi con la vittoria di poco più di un quarto degli elettori potenziali (il 50+1 del 50+1 aventi diritto), perché in questo caso non dovrebbe essere loro garantito? Perché in gioco c’è la vita? O perché si ha paura di perdere?
Domande retoriche, purtroppo.

Allora?

Se vado a votare NO è come se votassi SI. Alle attuali condizioni io non sono libero di votare nella speranza di vedere vincere la parte per cui mi schiero. Il mio sarebbe solo un voto di principio.
Del resto se non vado a votare mi rendo complice di una furbata che non condivido, pur essendo promossa dalla mia chiesa, a cui sono intimamente e indeflettibilmente fedele, e che ha come risultato quello di allontanarsi sempre di più dal resto del mondo.

Vado a votare NO.
Lo considero un piccolo contributo alla definizione di un paese civile, anche se corro consapevolmente il rischio di far prevalere opinioni per me sbagliate, ma imposte alla collettività senza barare.
Se il risultato sarà di una vittoria dei SI è chiaro che non sarà colpa di nessuno. Né di coloro che hanno votato né di coloro che non lo hanno fatto. Sarà una vittoria del SI e basta.
Rimarrà la macchia indelebile di una comunità cattolica accerchiata e sconfitta due volte per colpa di color oche hanno preferito voltare le spalle, credendosi furbi e chiamando in correo, con strumentali richiami morali quanto mai inopportuni, persone che avrebbero voluto combattere, contarsi, ad armi pari. Persone a cui è stato negato persino il diritto di astenersi.
Beh, i miei diritti civili me li scelgo io, anche se in questo caso, con amarezza, comunque vadano le cose.
 

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Categorie:referendum l 40
  1. 7 giugno 2005 alle 07:47

    Non ti darò nessuna pacca sulla spalla, caro Ezio. Vorrei casomai convincerti a votare sì. Sul mio blog ti è capitato di scrivere qualcosa come: vuoi convincerti o no che sei stato un embrione? Io ne sono convinto (così come sono convinto che come uomo non sono – semplicemente – quello che sono stato).
    Io ho scelto di argomentare principalmente anche se non esclusivamente su questo punto, e visto che nel tuo post metti tutta la tua amarezza, io ci metto la mia: non sono contento del fatto che i sostenitori del sì si sottraggano alla domanda se l’embrione sia un essere umano o no. Io non mi sono sottratto, e ho risposto. E qui ripeto in forma concisissima. Cosa significhi essere umano, non lo lascio decidere alla biologia. voglio che a deciderlo siano gli uomini (come se poi la biologia fosse il vero l’oggettivo e l’assoluto: Dio, insomma). So che a lasciarlo decidere agli uomini si corrono dei rischi, e già in passato se ne sono corsi. Ma trovo altamente più morale affrontare questo rischio, ed essere capaci per esempio di pensare (come ho scritto su leftwing) che tutti gli uomini sono uguali qualunque cosa ne pensi (oggi, ieri o domani) la biologia, che non fingere che la biologia possa risolvere il problema per me. Sicché una definizione puramente biologica di cosa sia un uomo, che lo spoglia di qualunque attributo minimamente umano, non è la mia definizione. Oggi su quella definizione si fonda (si pretende di fondare) l’intangibilità della vita ‘sin dal concepimento’: ma il rischio è solo fittiziamente scongiurato. Primo, perché domani la biologia potrebbe scoprire qualunque cosa, e io non intendo lasciarle l’ultima parola; secondo, perché ridotto il significato della parola ‘uomo’ al suo senso biologico, non ho più ragioni per dire che vale più di una pianta. Quelle ragioni le devo AGGIUNGERE, e ogni aggiunta, ahimè, è estrinseca.
    (Come vedi, onoro – spero -, la tua scelta, discutendo in termini che non trovi tra i sostenitori del sì, che di solito preferiscono trincerarsi dietro un ‘non so’ o ‘non si può sapere’ cosa sia l’embrione, o ancora ‘non tocca alla legge dirimere la faccenda’. Che non è sbagliato, ma è ai miei occhi filosoficamente molto timido).
    Ciao

  2. bsq
    7 giugno 2005 alle 12:29

    Caro Massimo,
    apprezzo lo sforzo!
    Tuttavia credo di aver risolto ormai definitivamente i miei dubbi. Nel senso che ne ho così tanti, da non voler aggiungere anche quelli che l’abrogazione di alcuni articoli o pezzi di articoli produrrebbe nella mia testa.

    Del resto, l’essereumanità dell’embrione a me pare molto più certa che la sua pretesa cosità. Che ci vuoi fare? E per me non è la biologia a deciderlo, ma l’uomo, proprio come pretendi tu. Attraverso strumenti che sono simultaneamente estremamente precisi ed estremamente imprecisi: la scienza e la logica. In entrambi i casi sono portato a credere che, fatta salva la necessità di apportare modifiche, il mantenimento dell’impostazione di questa legge sia una garanzia maggiore per tutti e non solo per una parte.
    Ripeto ancora: i favorevoli alla legge non dicono una cosa come: il feto è un essere umano, abortire equivale ad un omicidio, aboliamo l’aborto.
    Sostengono invece: riteniamo che l’embrione sia già un essere umano e che quindi si opportuno non sacrificarlo per scopi che non siano quelli propri della procreazione assistita. Affidando alla scienza il compito di proseguire nello studio di tutte le possibili alternative (già ampiamente sperimentate) per debellare quelle malattie che i sostenitori del SI fideisticamente sono persuasi che solo la cura genetica derivante dall’embrione possa garantire.
    Francamente non mi pare una posizione né oscurantista né bigotta.
    Forse si puo’ accusare di essere bigotta la posizione sulla fecondazione eterologa, ma in questo caso penso proprio di essere bigotto. Non mi pare una cosa sensata (ricordo solo che quando nel 77 Woody Allen prendeva per i fondelli la pretesa di una coppia di affidarsi al seme dell’amico, data la loro sterilità, tutti, TUTTI, ridevamo di questa falsa modernità).
    Ciao

  3. 7 giugno 2005 alle 14:00

    mi permetto un’intrusione e un’opinione personale:
    riguardo all’eterologa, la posizione che propugni, che io rispetto, non mi pare bigotta ma, in tutta onestà, incredibile. Trovo incredibile che tu desideri entrare nel merito e decidere intorno a ciò che una coppia che non conosci possa fare in questo campo, che essi cioè non possano avere un figlio in un modo che tu, per tue convinzioni, ritieni “insensato” (e nessuno può toglierti questa convinzione e il diritto di comportarti di conseguenza, ovviamente, per ciò che attiene la tua coppia). Che tu e per tramite tuo lo stato pretendiate di entrare in queste loro faccende per via di un tuo presunto sapere circa cosa sia vera modernità o falsa, veri genitori o falsi, bambini felici o meno.
    Quando è poi noto che una forma ben più radicale di eterologa – e quindi l’incertezza del padre, che vale anche per me e per te, a meno che tu non abbia fatto l’esame del dna – si pratica dalla notte dei tempi. La differenza è che alcuni qui ne fanno una questione tecnica dentro un rapporto consensuale, mentre in genere è l’accidente di un tradimento. E questi bimbi sarebbero meno amati di quelli? Incredibile sostenerlo. Oltre che incredibile, comporta poi come conseguenza che tu ritenga necessaria una legge contro l’adulterio. Questo io non lo considero bigotto, mi pare proprio, ripeto, incredibile.

    Sul primo quesito i dubbi mi paiono invece molto meno incredibili e più legittimi. Personalmente credo, come nel caso dell’aborto, si tratti di un problema di bilanciamento di diritti, che questa legge bilancia male per motivi che vanno tutti ascritti al concetto di “interdizione del sacro” (che tale interdizione sia peraltro l’annuncio di morte del diritto e la consegna – per retroazione – all’indifferenza etica e alla pratica della doppia morale è faccenda che mi cruccia ma che semmai argomenterò dopo il 12)

  4. bsq
    8 giugno 2005 alle 09:13

    Non sei affatto un intruso, ci mancherebbe.
    Sull’eterologa: mi sono dichiarato bigotto, su questo agomento, quindi figurati. Io ho molti, molti dubbi su questa pratica. Mi stupisco un po’ che chi è favorevole non ne abbia. Dubbi tali da farmi propendere per una presa di posizione di tutela per tutti. Figlio per primo. In generale: non vedo bene dove sarebbe il progressismo della eterologa. Se non nel fatto che la regola etica numero uno mi pare sia diventata: ognuno è libero di fare come gli pare secondo coscienza, a prescindere da cosa è in discussione.
    Ora, io ho iniziato questo lungo dibattito qualche mese fa chiedendomi se il legislatore laico, non ispirato da alcuna confessione (il che non accade, purtroppo, lo so bene, per motivi vari e abbastanza arcani), ma insomma, mi chiedo se almeno richiamandosi al mero diritto naturale qualche paletto in piu’ lo possa/debba mettere.
    Che la legge com’è, impedisca a un certo numero di coppie per le quali nessuna tecnica alternativa è praticabile, di avere comunque un figlio partorito, puo’ dispiacermi a guardare caso per caso, come ci sono tanti casi per casi che rattristano per i motivi piu’ disparati e disperati specie quando confliggono inesorabilmente con la legge generale. Ma in linea di principio mi pare un po’ piu’ sicuro essere molto prudenti.
    Come vedi non mi pare una posizione da crociato. Piuttosto da scettico (ma una volta non erano i laici gli scettici?)
    ciao,
    ezio

  5. 8 giugno 2005 alle 10:03

    il punto, perdonami se insisto fuori tempo massimo, non sono i tuoi o i miei dubbi – io ad esempio non ricorrerei all’eterologa, ma cosa c’entra? – o le mie, tue, sue convinzioni etiche (tra parentesi, decidere secondo coscienza purché ciò che decidi non danneggi altri è una regola elementare, e non ne vedo altre possibili, sempre che non si voglia uscire dalla democrazia liberale, il che può essere auspicabile solo verso il meglio, non il peggio). Il punto è se tali convinzioni debbano essere imposte ad altri da te e dallo stato. Il punto è se tu, senza conoscermi e senza che io ti conosca, puoi suonare il campanello di casa mia entrare e dire: non so chi siete, ma voi i figli li fate come dico io. Io penso che in un paese normale tu finisci fuori dalla porta alla velocità del suono 🙂 E deduco che questo non è un paese normale.
    Perché dov’è qui il danno a terzi? Il bambino – che tra parentesi ha l’alternativa di non esistere – non saprà chi è il genitore biologico? Urca! Ripeto: tu sei sicuro dei tuoi? Hai fatto l’esame del dna? Hai mai pensato di farlo? O ti è parsa un’idea bizzarra per non dire scema del tutto?
    Io dico che qui il danno a terzi non esiste più che in mille altri casi della vita non normati. E sospetto fortemente, perché a sospettare si fa peccato ma si azzecca, come dice il senatore, che se si vuole normare non è per proteggere qualcuno, ma per proteggere le proprie (fragili, molto fragili evidentemente) convinzioni su cosa sia “vera” famiglia, “vera” società, “vero” stato, col pretenderle assolute. Il che, mi spiace, non mi pare coerente coi principi (etici e politici, altroché) di una democrazia liberale.

  6. bsq
    8 giugno 2005 alle 10:35

    Il finale non mi trova d’accordo. Discutere di norme è inevitabile nel vivere civile.
    Apparenti contraddizioni credo rivelino una certa coerenza, almeno me lo auguro.
    Sono per le unioni di fatto etero e omo sessuali; sono per una società aperta e non liberista, non so quale sia uno stato vero e quale uno finto ma ritengo di essere per lo stato che tutti riteniamo giusto, almeno per i difettosi parametri umani.
    E sono contro alla fecondazione eterologa, e non mi dispiace che una legge la vieti. Sono per andare a 120 in autostrada, a favore del divieto di fumare, a favore di pene severe per chi va con le prostitute, a favore dello spinello, contro le droghe pesanti, mangio da MacDonald e non andrei mai da Heinz Beck alla Pergola per mangiucchiare a 150 euro a cranio, sono per facilitare le pratiche dell’adozione, sono contro il ponte sullo stretto, sono a favore di un maggiore sviluppo del turismo del sud, sono contro il caro-affitti, sono per l’occupazione delle case abbandonate, e sono per lo sgombero delle case assegnate a chi ne ha diritto (ma veramente diritto), sono contro Rutelli e mi sta simpatico Veltroni, che pure rimprovero di far poco per lo scempio notturno a Campo de’ Fiori, sono a favore delle iniziative di Cofferati.
    Insomma mi sento piuttosto libero di pensare con la mia testa. Sbagliando parecchio, ma in coscienza.
    Sarò bizzarro.
    ciao

  7. utente anonimo
    8 giugno 2005 alle 15:41
  8. 8 giugno 2005 alle 16:48

    be’ ci troviamo su molte cose di buon senso, direi. soprattutto rutelli :))
    anche se nessuno dei due, credo, proporrebbe una legge per vietarlo (per quanto, ora che mi ci fai pensare… 🙂 )
    anche secondo me il dissenso è una buona cosa, spero si sia capito.
    ciao

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