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Calatrava
(entr’act – 1999-2000)

Qualcuno lo farà.
Arrampicarsi sul ponte di Sevilla
con un ancoraggio da alpinista,
o a mani nude come eroici uomini ragno
da pubblicità,
sul rostro bianco che lancia verso il cielo
la traiettoria della freccia di un mito
che non può sbagliare la mira,
appiattito contro l’infinito,
smarrito
nelle tre dimensioni, impennato
in una fuga avvolgente, in un alto-basso-circolare senza opposti.

Arriverà lassù senza una vertigine,
e dopo aver provato il vento e i suoni
della lontananza dal mondo, dopo aver capito
qualcosa in più sulle leggi della statica
e sull’inutilità del bello, spiccherà
il folle volo di ricognizione
per tradurre nei modi bruschi di un inventario
le forme e la natura stessa di queste nuove specie,
archeosauri di cemento armato,
uccelli dalle fossili ali leggerissime, sparsi,
in attesa di reciproci segnali di riconoscimento,
tra i cinque continenti e tubi da architetto.

Dall’alto, dalla prospettiva delle nuvole,
li vedrà in ascolto, apparentemente
immobili (aspettano perché solo loro conoscono
un codice cifrato e con quello
sono in comunicazione;
hanno la vista lunga, sanno tutto
gli uni degli altri, della malinconia di quel volo
fotografato, raggrumato
nel loro destino di metafore,
in un fare finta di niente
di fronte alle piogge, alla nebbia,
agli occhi indifferenti di passanti
assonnati,
ai giorni che passano).


L
yon, ingobbito, austero, regale bifronte Giano
leggerissimo. Archetipica alata fine del viaggio.

 

Zampe affusolate tenaci apparentemente.
Come giraffe, fragili, giunture elastiche
a Toronto, sottile incrocio di costole, elegante e
compiaciuto. Rettile innocente,
tecnologico e pallido.

 

 

Barcelona: una zampa, il corpo di uno struzzo
reduce dal futuro, soddisfatto,
indirizzato verso il desiderio struggente di un viaggio di ritorno
garantito dalla volontà che non attutisce
la nostalgia, la indurisce anzi, la scava come
chi non può farsene scudo. Un guerriero,
dalla corazza troppo fina, impassibile
perché non ha altro, se non fissare
un punto minuscolo dell’infinito.
E trasmettere onde.

Santiago Calatrava Valls, architetto

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