Per il diritto all’informazione, contro ogni censura

Una prestigiosa casa editrice italiana (Einaudi) pubblica un libro di Virginie Despentes intitolato "Scopami". Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali include questo libro in un elenco di testi consigliati agli adolescenti nell’ambito della campagna contro la droga "Il vero sballo è dire no" (file PDF, n.d.r.).
Una biblioteca comunale collocata all’interno di una scuola acquista il libro. Un’utente della biblioteca, una ragazza di quattordici anni, chiede e ottiene il libro in prestito. La bibliotecaria che ha autorizzato il prestito viene per questo denunciata ai carabinieri e condannata dal giudice per le indagini preliminari al pagamento di una multa ai sensi dell’art. 528 del codice penale: l’opera sarebbe oscena e la bibliotecaria colpevole di averla fatta circolare. La vicenda è cominciata nel 2000 ed è tuttora in corso. L’interessata ha presentato opposizione alla condanna, e tutta la comunità bibliotecaria attende con fiducia l’esito della causa (la prossima udienza è fissata per giugno 2005): l’esame attento degli elementi di fatto e di diritto non potrà che portare alla piena assoluzione
.

Continua qui.
Ci sarebbe un appello, per chi vuole.

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Categorie:libri e dintorni
  1. 30 maggio 2005 alle 08:20

    non lo sapevo. mi stupisce che il ministero del lavoro abbia avuto la lungimiranza di consigliarlo, ma poi la stupidità prende comunque il sopravvento… sto considerando l’idea dell’appello.
    monnezza è stato qui e ti saluta.

  2. 30 maggio 2005 alle 12:49

    Io non ne sapevo nulla e non ho letto questo libro, quindi non so se abbia i caratteri oscenità.
    Certo che a ‘sto punto, a norma di quell’articolo del codice, vanno condannati anche l’editore, il ministero, ogni libraio che abbia venduto o detenga etc etc.
    Mi pare un po’ ridicolo. Probabilmente la difesa minima, a parte sostenere che l’opera non è oscena, è affermare che l’errore era inevitabile ai sensi dell’art. 5 c.p.(alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale), visto che la povera donna, insieme a quelli che hanno reso possibile la presenza del libro in quella biblioteca scolastica, hanno agito in base alle “autorevoli” indicazioni del ministero.
    Passando al fantagiuridico, sarebbe bello comunque provare la strada della chiamata in correità! 8p

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