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Storie di calcio senza qualità
Un lieto fine

Quest’uomo si chiama Ferrari, Matteo Ferrari. E’ un giocatore di calcio, fa il difensore centrale, quello che una volta si sarebbe chiamato stopper.
Ha giocato nell’Inter, poi nel Parma. Con buoni risultati, visto che ha partecipato anche agli ultimi campionati europei con la Nazionale, e alle Olimpiadi.
Da quest’anno Matteo Ferrari, che come vedete nella foto è un bel ragazzo di colore, essendo nato in Algeria da padre italiano e mamma della Guinea, gioca nella A.S. Roma e posso dire senza tema di smentita, che se la suddetta società sta rischiando di venire retrocessa in Serie B è per causa sua: tali e tanti sono stati gli errori decisivi, inconcepibili per un giocatore del suo livello, paradossali.
Ferrari è un bravo ragazzo, lo si vede dall’espressione gentile. Non fa mai falli cattivi. E’ corretto, generoso, dà l’idea di avere sulle spalle una testa pensante, e non solo uno strumento per deviare il pallone in calcio d’angolo o per spazzare la propria area di rigore (cosa questa che quest’anno gli riesce raramente).
Ieri Matteo Ferrari ne ha combinata un’altra delle sue. La Roma aveva appena segnato il gol del vantaggio, un gol importantissimo per emergere da una situazione invero incresciosa, per una squadra che quest’anno ha giocato la Champions Ligue, lo scorso anno essendo arrivata al secondo posto.
La palla, proveniente dalla fascia destra gli è rimbalzata su una coscia, o sul petto, o sulla  fronte, o su tutte e tre, in rapida, imprevedibile pazza successione, come più volte gli è successo quest’anno, terminando la sua piroetta ad effetto  giusto giusto sul piedone del centravanti avversario che l’ha messa dentro, peraltro con un bel gesto tecnico.
Disperato, Ferrari si è accasciato al suolo e ha cominciato a dare manate sconfortate sull’erba, con feroce rabbia autodistruttiva. Incredulo per l’accanirsi della sfortuna. Non riuscendo a capacitarsi di come uno come lui possa fare errori simili, a ripetizione. E’ un ragazzo sensibile Matteo, ed era perfettamente consapevole di quello che aveva combinato. Ancora una volta un gol avversario causato da un suo errore.

Pochi minuti dopo, a cinque minuti dalla fine della partita, alla Roma viene concesso un dubbio calcio di rigore.
In mancanza di Totti, squalificato, è Montella il rigorista designato.
Vincenzo Montella è il capocannoniere del campionato italiano, con 21 gol. Un campionato straordinario, il suo. Specie in rapporto al livello modestissimo della squadra in generale. Montella ha appena firmato il contratto che lo lega alla Roma praticamente fino alla fine della carriera.
E’ amato dalla folla, l’aeroplanino, specialmente perché negli anni scorsi ha dovuto subire un lungo quanto ingiustificato ostracismo da parte dell’ex allenatore, Fabio Capello. Con Capello in panchina Montella non giocava mai, comunque non dall’inizio. Entrava i campo e paf. Gol. Montella è il giocatore italiano con la più alta media fra minuti giocati e gol segnati. Montella segnava sempre.
Montella tira il rigore decisivo. Cinque minuti alla fine della partita. Con questo gol la Roma si porterebbe fuori dalla zona calda della classifica (e scavalcherebbe la Lazio in classifica, cosa questa che non fa mai male all’umore). Montella, domenica scorsa, ha segnato un inutile rigore alla sua ex squadra, la Sampdoria, contro il portiere che fu suo compagno di squadra l’anno dello scudetto, il 2001, Francesco Antonioli.
Ma Montella sbaglia il calcio di rigore.
A questo punto l’errore di Matteo Ferrari  viene risucchiato nell’ambito delle cose successe, ma non decisive, ricordate solo dagli statistici. Matteo guarda Vincenzo, da lontano, oltre la linea di centrocampo. Si dispera, per la squadra e per il compagno. Sa cosa deve provare, ma in qualche modo respira. Guarda l’erba sotto le scarpe, sente come un vuoto dentro, innominabile.
La partita finisce in pareggio, e la colpa stavolta non è di Ferrari. La colpa è di Montella. Anzi, a ben guardare, non è neppure di Montella. Se capita a Montella, che non sbaglia mai, che ha la media più alta fra i giocatori in attività fra minuti giocati e gol realizzati, se capita a Montella, che quest’anno, in una annata così sfortunata, ha già segnato 21 gol, vuol dire che può succedere a chiunque. Vuol dire che quest’anno deve andare così. Sono semplicemente cose che succedono.

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Categorie:roma, testi
  1. 2 maggio 2005 alle 23:28

    Tempi cupi…

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