Ultime ore

La sofferenza del Papa, oramai alla fine, non so se ci riguardi tutti. Di certo, ci guarda tutti.
A me, come a molti, sembrerebbe che abbia oltrepassato il limite che ciascuno deve, dovrebbe, imporre alla propria dignità.
L’icona del Papa travolto dal dolore sulla croce, durante la via crucis dell’anno scorso ha avuto una valenza simbolica definitiva, ho pensato, allora.
Il Papa che espelle penosamente le parole durante udienze sempre più insostenibili per chi osserva è un segno impressionante del dolore sopportato, amato, offerto e disegnato nella memoria di ciascuno, ho pensato.
Ma le smorfie rabbiose e ferine del Papa di questi giorni no, ho pensato: no.

Ma poi ho pensato: d’ora in avanti nessuno potrà tornare indietro dal fronte del dolore, della malattia. Nessuno potrà retrocedere la soglia della sopportazione.
Non si potrà non tenerne conto quando si dovrà pensare, o ritrarre la sofferenza della croce: perché questa è la sofferenza della croce: insopportabile, disperata, violenta, odiosa. Nessuna dolcezza.
Credenti o no, siamo di fronte alla rappresentazione, che per qualcuno sarà solo simbolica, per qualcun altro sarà vera, del dolore dell’amore in agonia. Questo Papa ha dato voce alla disperazione di Cristo.

Ho pensato: qui non c’è nessun calcolo. Non c’è una politica della sofferenza. Quest’uomo non vuole dire qualcosa, nasconderne un’altra, consegnarsi alla storia in un modo piuttosto che un altro.
E’ solo dignità ferita e offesa. E ribellione, dispetto, forza, una misteriosa forza dello spirito che lotta ferocemente con se stesso e nel frattempo definisce i nuovi confini della pietà.

C’è, prepotente, un eccesso di uomo, una deformazione del limite vissuta contro l’evidenza del male. Non c’è esibizione: ma offerta. Di un coraggio disperato e osceno, minuscolo, amplificato però dalle telecamere, dai maxischermi, digitalizzato e dispensato al mondo più ridanciano, pavido, corrotto della storia.
Il Papa, mediatico fino alla fine, ha lanciato il suo urlo disperato e indifeso usando senza nessun prudenza il vocabolario che forse, in vita, ha piegato a una visione totalitaria e in qualche caso priva di misericordia.
Ora il suo martirio, nella feccia di Corinto, non ha che la parola viscerale e indistruttibile del dolore dell’ultimo. Lo ha proposto fino alla fine per non concederci sconti, credo per dare coraggio, per assumere su di sé tutto il dolore della malattia.

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  1. utente anonimo
    1 aprile 2005 alle 10:41

    sai cosa? la sofferenza del papa e’ verità .. verita’ senza sconti, come dici tu .. forse non per dare coraggio, ma semplicemente perche’ e’ cosi’ che e’ la verita’: tutta .. e dovrebbe far riflettere il fatto che si e’ cosi’ “stupiti” di fronte alla verita’ .. ciao, L.

  2. utente anonimo
    1 aprile 2005 alle 10:56

    by the way, ieri sera la CNN ha cominciato a “coprire la notizia” (cosi’ si dice?) dell’aggravamento del papa e dell’estrema unzione almeno un’ora prima di rai e mediaset .. sono stata maliziosa io a pensare che cio’ stava accadendo perche’ berlusconi stava facendo il suo comizio elettorale a porta a porta???? … ma certo, oggi il premier invita a non fare comizi .. bah .. L.

  3. bsq
    1 aprile 2005 alle 11:50

    No, quale malizia. Io ieri ho pensato che se “succedeva”, il TG1 sarebbe riuscito nell’impresa di dare la notizia in ritardo pur di non interrompere SB

  4. 1 aprile 2005 alle 13:49

    Io non so cosa pensare di questa agonia del Papa, quindi non ne penso nulla.

  5. utente anonimo
    1 aprile 2005 alle 15:15

    “Il Papa, mediatico fino alla fine, ha lanciato il suo urlo disperato e indifeso usando senza nessun prudenza il vocabolario che forse, in vita, ha piegato a una visione totalitaria e in qualche caso priva di misericordia”che intendi, ezio?emilia

  6. 1 aprile 2005 alle 15:39

    Guarda, non sono d’accordo su alcuni punti, ma chissenefrega. In mezzo a tante reazioni, infastidite o sentimentali ma sempre e comunque istintive, mi dai l’idea di essere partito da un lasciarsi interrogare dal fatto. Libero e senza schemi. Grazie, Ezio.
    Ciao, Leo.

  7. bsq
    1 aprile 2005 alle 18:57

    Emilia, volevo dire questo: specie nei primi anni del suo pontificato, io credente ho percepito questo papa come una “grande figura storica”, e meno come un dispensatore di un messaggio di amore e misericordia.
    Non perche’ non ne dispensasse, ma per il modo, irruente, non mediato, senza dubbi, granitico, efficiente, assordante.
    Il vocabolario dell’amore dolente con cui ci ha parlato in questi ultimi tempi mi ha colpito, dopo un’iniziale, banale, sensazione di eccesso.

    Leo: grazie a te. Sì: ho dovuto faticare per accettare la sofferenza “eccessiva”. E l’ho capita davvero ieri sera mentre scrivevo.

  8. 1 aprile 2005 alle 19:44

    Alla fine una cosa da pensare mi è venuta.

  9. 1 aprile 2005 alle 21:53

    Un bellissimo post, Ezio. Grazie.

  10. 3 aprile 2005 alle 00:14

    Se n’è andato.

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