Evidentemente non mi sono fatto capire

Di che cosa si parla nel Quasi dialogo fra il Lettore e lo Scrittore?
Il lettore, non un lettore. Lo scrittore. Non uno scrittore.
Si parla di un cambiamento antropologico, e sociologico, secondo me indiscutibile.
Si parla del rapporto fra scrittore e lettore come si è modificato negli ultimi dieci anni con l’avvento di internet, come si dice.
Con la presa del palazzo d’inverno da parte di lettori che hanno cominciato, come mai era successo in precedenza, a parlare in pubblico dei libri letti, di quelli non letti, e infine (questa è l’ultima trasformazione) a rivolgersi direttamente, familiarmente, anche con protervia qualche volta, allo scrittore.
(non si parla, invece, di lettori che si fanno scrittori, blogger che diventano writer: di tutto questo non v’è traccia).

Lo scrittore qualche volta non ci sta.
Non ricordo ora se era Caliceti, o chi altro. No, non era Caliceti. Covacich? Vabè. Ricordo un grido di insofferenza e di sfastidiamento nei confronti del Nuovo Lettore che fa domande, vuole interrogare, mettere alle strette. Dimostrare la propria sagacia interpretativa. E lo Scrittore si difende. E’ naturale. Non è antropologicamente abituato, e vuole mantenere intatti i propri privilegi. Se tali possono essere considerati.
 Il proprio ruolo. La propria aura.
Non ritiene giusto che venga confuso con il narratore.
 
Lo scrittore viene invece trascinato, qualche volta, sul palcoscenico di un Costanzo Show itinerante e perpetuo e fatto oggetto di domande, curiosità. Deve aprire la propria cucina, il proprio cervello e dare spiegazioni, inventarsi risposte credibili e divertenti. In platea ci stiamo tutti, noi Lettori. Le nostre osservazioni sono più o meno intelligenti. Poco importa, ora. Importa che fino a dieci anni fa, quella platea era vuota. Erano occupate solo le prime file (quelle con il cartoncino “riservato”), destinate alle autorità: critici, giornalisti, b-jay. I mediatori.
Oggi un esercito (piccolo, grosso: comunque qualificato) di lettori ha passato il rubicone e indossato un’altra casacca, se non rifiutando, almeno affiancando i Mediatori. La conseguente ridondanza ne limita il potere e permette al lettore di avvicinarsi direttamente, in modo elettrizzante, al luogo dove si emana l’energia dell’atto creativo: lo scrittore.
Ma non solo. A mio parere è già sufficiente, a marcare il cambiamento, il solo fatto di poter esprimere pubblici giudizi. Senza dibattito – il dibattito viene dopo, se viene. Il solo fatto di avere voce è qualcosa che prima non c’era. Che ha cambiato antropologicamente il Lettore, e lo ha fatto diventare un’altra cosa.
Tutto qui.
Tutto questo è successo oppure no? Ha qualche significato oppure no? Forse no. Forse sì. E’ una novità oppure no? Cambia qualcosa o no? Ci saranno scrittori condizionati, nel loro atto creativo, dal rumore di fondo generato dalle discussioni in rete e fuori dalla rete? Ne terrà conto? Non cambierà niente? (può essere benissimo)
A me interessa farmi queste domande. Mi interessano tante altre cose (non il Festival di sanremo)
Ovviamente non ho le risposte.
 

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Categorie:a fari spenti
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